Antiquariato del ‘500

Nella storia del mobile, il periodo Rinascimentale rappresenta una svolta rispetto al modo di arredare tipico della mentalità medievale. I mobili medievali, infatti, erano “polifunzionali”: avevano, cioè, utilizzi molteplici a seconda delle esigenze e delle stanze in cui venivano collocati.

Nel Quattrocento, invece, l’arredamento si evolve per la prima volta verso una specificità delle caratteristiche, della forma e della destinazione d’uso di ogni singolo mobile. Questa innovazione vede la luce inizialmente a Firenze, dove vengono poste le basi per i successivi sviluppi che porteranno ad un affinamento dello stile rinascimentale in terra italiana e soprattutto francese. In questo periodo, il materiale maggiormente impiegato nella costruzione dei mobili è il massello di noce: i colori e le forme sono però molto condizionate dalle naturali modalità di sviluppo degli alberi. All’epoca, infatti, il legname non aveva ancora raggiunto gli odierni livelli di sfruttamento, per cui gli arbusti avevano la possibilità di crescere e di espandersi, soprattutto nel tronco, il quale arrivava a raggiungere un diametro di oltre un metro. Ciò influenzava anche la colorazione del legno, che tendeva solitamente al bordeaux o al marrone molto scuro. Per assemblare le varie parti del mobile, l’artigiano si avvaleva di chiodi di ferro oppure di sistemi ad incastro. Non veniva ancora utilizzato alcun tipo di collante: chiodi e incastri servivano anche ad unire le parti dei cassetti o le lunghe assi degli elementi contenitori.
Gli strumenti per la lavorazione del legno erano pochi e ancora rudimentali: la prima fase prevedeva l’utilizzo della sega, tramite la quale si otteneva un risultato molto grossolano. Per rifinire, eliminando irregolarità e difetti, l’artigiano usava un attrezzo chiamato “sgrossino”, molto simile alla pialla. Seguiva un trattamento chiamato “carteggiamento”, per il quale si utilizzava un pezzetto di vetro.

Intagli e decorazioni venivano realizzati con un “tornio a pedale” e con vari strumenti manuali. Gli intagli erano solitamente di due tipi: a “mezzo rilievo” e a “tutto tondo”; ma per ottenere decori dalla foggia particolare e fantasiosa si utilizzava soprattutto la tecnica dell’intarsio, che si esprimeva con elementi pittorici floreali o zoomorfi, figure geometriche oppure caselle applicate con piccoli chiodi o con battitura “a secco”. Un’altra tecnica molto raffinata per decorare le superfici era la cosiddetta “radicatura” che consisteva nel rivestire il mobile o parte di esso con spessi pannelli di radica. Per impreziosire ulteriormente la finitura, infine, era molto in voga la “doratura”, che si otteneva stendendo la foglia d’oro su un fondo di gesso. Il mobile veniva poi lucidato stendendo più “mani” di cera d’api.

Fra i mobili maggiormente richiesti c’erano le cassapanche e i cassoni per riporre biancheria e indumenti che avevano solitamente la forma di un sarcofago come si usava già ai tempi dell’antica Roma: potevano essere realizzati in massello di quercia o di noce, che spesso veniva scavato per ottenere curve ed effetti bombati. Oltre a questi, c’era anche un particolare tipo di cassone chiamato “alla certosina” dall’elegante decorazione ad intarsi in avorio e madreperla, e le cui parti venivano assemblate tramite incastri “a coda di rondine”. La temperie rinascimentale nota come “Renaissance”, che fiorì in ambiente francese, diffuse il gusto per i mobili impreziositi da decori ispirati alla natura e al mito. Inizialmente questi motivi erano realizzati con la pittura e la doratura; con il tempo, queste tecniche furono sostituite da elaborate sculture ad altorilievo. Il Rinascimento vede anche l’affermarsi, un po’ in tutte le abitazioni di lusso, della sala da pranzo diventata poi un classico della cultura occidentale, ovvero quella in cui il fulcro è un grande tavolo circondato da sedie, spesso caratterizzate da un alto schienale.

Nelle epoche precedenti, il tavolo era una struttura mobile costituita da un piano appoggiato su cavalletti; nel periodo Rinascimentale, esso diventa un mobile “fisso” formato da u ripiano lungo e stretto e da grosse gambe fra le quali corrono traverse con funzione di poggiapiedi. Si tratta del cosiddetto “fratino”, tavolo in uso ancor oggi e considerato un classico dell’arredamento conviviale e da ricevimento. Talvolta, soprattutto nel tardo Rinascimento, questo tavolo si fregia di un ripiano in marmo; la struttura invece è interamente realizzata in noce. Le sedie più diffuse sono le “bergamasche”, semplici e robuste. Nella zona notte, lo stile rinascimentale francese impone il gusto per i letti lignei di linea sobria ed essenziale, in cui a volte possono aggiungersi delle colonnine scolpite con fiori o foglie: qui, il lusso è soprattutto nelle stoffe di rivestimento, realizzate in tessuti ricercati e dai ricami preziosi. Con il tempo, però, le decorazioni acquistano sempre maggiore importanza, per diventare dopo la metà del Cinquecento uno degli elementi più importanti nei criteri di scelta di un mobile. A seconda delle località, si affermano motivi ornamentali differenti: in Sicilia, ad esempio, i mobili vengono decorati con disegni tipici dell’architettura moresca, mentre in Francia vengono privilegiati i motivi a foglie e fiori con dettagli zoomorfi ( come i piedi dalla tipica forma leonina). All’epoca, il sistema più utilizzato per lucidare questi mobili e mantenerne a lungo brillantezza e bellezza era la cera d’api: oggi, per poter lucidare al meglio un mobile antico, si fa ricorso a tecniche differenti che prevedono, oltre alla lucidatura con cera d’api, anche quella con gommalacca. E’ un tipo di finitura che viene eseguita interamente a mano e che perciò richiede pazienza, perizia e attenzione: prima di procedere a questa operazione, però, è necessario levigare la superficie con carta vetrata a grana decrescente. Si procede poi alla “pomiciatura” per otturare i pori e, infine, si stende una soluzione di alcool e gommalacca con l’aiuto di un tampone. Ciò servirà ad assicurare al mobile una protezione duratura ed una grande lucentezza. Dopo qualche giorno, la stessa superficie può essere trattata con cera d’api per un risultato ancora più soddisfacente.

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