Dove posso vendere le mie perle?

L’eleganza e la finezza racchiuse in una collana di perle hanno pochi rivali: è un simbolo di ricchezza e di stile che spesso tramandato di generazione in generazione o che è oggetto di regali importanti in occasioni speciali.
Possedere delle perle equivale ad avere un piccolo tesoro ma, come certamente sa chi si è avventurato sul mercato di questi oggetti, non è affatto semplice rivenderle e ricavare la somma corrispondente.

La particolarità delle perle riguarda il fatto che esse sono dei pezzi unici, la cui valutazione può essere effettuata unicamente da un soggetto esperto.
Possono essere definite dei veri e propri prodotti della natura: nascono come un agglomerato di carbonato di calcio che si forma all’interno di alcuni particolari molluschi, i più noti tra i quali sono certamente le ostriche.
Nella maggior parte dei casi gli esemplari presenti sul mercato provengono da allevamenti di molluschi, mentre quelle prodotte naturalmente sono molto rare e, di conseguenza, particolarmente preziose.
Così come avviene per le altre gemme, anche per le perle le dimensioni contano molto ed influiscono, insieme alla forma e ad altre caratteristiche che più avanti vedremo, sulla valutazione e sul prezzo di mercato.

La forma e la dimensione dei singoli esemplari dipendono da molti fattori: in primo luogo le dimensioni e le caratteristiche del mollusco perlifero, la grandezza del nucleo, il tempo di “permanenza in acqua”, oltre al clima e alle caratteristiche nutritive dell’ambiente in cui essi hanno origine.
Il risultato finale è in genere un piccolo globo, almeno nel caso delle perle di forma sferica, che sono di certo le più note e diffuse, che può raggiungere diametri variabili tra i 2 e i 20 mm.
Dimensioni maggiori, fino ai 50 mm, possono essere invece raggiunti dalle perle irregolari, le cui forme sono così varie e spesso affascinanti da sfuggire a qualsiasi tentativo di classificazione.


Sebbene la simmetria,la presenza di striature e il colore, oltre che la purezza, incidano sul valore complessivo, la classificazione più utilizzata è quella che riguarda la forma..
Tra le più utilizzate vi è la tripartizione della GIA, secondo la quale le perle possono essere distinte in:
– sferiche: rientrano in questa categoria gli esemplari rotondi o quasi rotondi
– simmetriche: esemplari che presentano due metà con caratteristiche identiche speculari.
– barocche: in questa categoria rientrano tutte le perle con forme irregolari.

Quanto al colore, è noto che la superficie delle perle sia caratterizzata da una buona capacità di rifrazione della luce, che crea sulla stessa degli interessanti riflessi multicolore.
La classificazione segue quindi la considerazione di tre componenti del colore:
– la tinta: ovvero la “prima impressione” del colore
– il valore: il grado di luminosità e, di contro, di oscurità. Maggiore è la tendenza al nero, minore è in genere il valore.
– la saturazione: intesa come purezza di colore.
Come avviene nelle gemme e nei diamanti in particolare, tutti questi parametri non sono mai considerati univocamente, ma sono presi in esame nel loro complesso e la loro combinazione, unita alla rarità,rappresentano il fondamento di ogni compiuta valutazione.

Quando le perle sono montate in un gioiello, assume rilevanza anche la tipologia. 
La forma più comune assunta dalle perle è sicuramente quella della collana ed è importante, qualora si intenda vendere, capire a quale categoria appartiene il monile in nostro possesso.
Può trattarsi di collana girocollo, tipo principessa, a uno o più fili, tipo ” a corda” o “opera”.
Il metodo più sicuro di capire di che collana si tratta, consiste nell’esame della documentazione consegnata con la stessa dal rivenditore, ma è comunque possibile chiedere una stima ad un esperto del settore.

Sebbene, come già accennato, gli spazi per vendere le proprie perle non sono molto ampi, è comunque possibile, con un po’ di pazienza e qualche ricerca, sfruttare buone occasioni e spuntare un buon prezzo.
Oltre alle case d’asta, ai banchi dei pegni, è possibile rivolgersi ad alcuni negozi di settore che ne effettuano una valutazione, spesso a pagamento e successivamente in base al valore propongono un prezzo di acquisto.
Nella maggior parte dei casi, purtroppo, questo sarà inferiore al valore effettivo del bene, in quanto il negoziante ha comunque l’obiettivo di guadagnare sulla successiva rivendita.
Una buona alternativa è costituita dai compro gioielli online, che oltre a procedure sicure per il ritiro e il pagamento, offrono prezzi molto allettanti, grazie al gran numero di pezzi movimentati, che permette loro di offrire ai propri clienti degli ottimi affari.

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Come ottimizzare il proprio sito

seoChe cosa si intende quando si parla di SEO? Questa parola, che ormai si sente sempre più spesso quando l’argomento trattato è l’ottimizzazione nei motori di ricerca, è entrata nel nostro vocabolario quotidiano. In realtà, però, pochi sanno di che cosa si tratti sul serio. Cerchiamo allora di capirlo insieme.

Per SEO si intende una serie di tecniche che tendono a migliorare il posizionamento di un sito all’interno dei motori di ricerca. In pratica si tratta di combinare ed aggiustare tutti gli elementi affinchè le pagine siano concepite in modo ottimale secondo i criteri stabiliti dai motori di ricerca.

L’attività di SEO è particolarmente importante perchè ormai non è più possibile pensare di essere trovati su Internet – e contattati dai potenziali clienti – solo perchè si è in possesso di un sito web più o meno ben fatto. Occorre che il sito sia anche indicizzato nei motori in base alle keywords di nostro interesse ossia che risulti nelle prime pagine dei risultati (Search Engine Result Page) quando un utente attiva una ricerca con le parole chiave che noi abbiamo indicato come distintive della nostra attività.

Da sempre gli studi di settore dimostrano che un utente medio non ha la pazienza di visualizzare oltre la terza pagina di ricerca. Per questo, se vogliamo che un visitatore abbia la curiosità di vedere il nostro sito, dobbiamo garantirci di rientrare in queste famigerate tre pagine. Per farlo, è necessario non solo conoscere bene il funzionamento dei motori di ricerca ma anche sapere come applicare le regole principali

Il motore di ricerca statisticamente più utilizzato dagli utenti di tutto il mondo, è Google. Il Big G – come viene affettuosamente chiamato dagli addetti ai lavori – utilizza un software che si chiama Spider che si occupa di scandagliare il web alla ricerca di nuovi siti che poi abbina a determinate parole chiave. Agli esperti di Web Marketing il difficile compito di ottimizzare le pagine affinchè lo Spider “legga” nel nostro sito le keywords che ci interessano. 
Vediamo come è possibile invogliare il software a leggerci nel modo giusto!

Innanzitutto, se decidiamo di investire del denaro nella nostra campagna di posizionamento, è possibile utilizzare il servizio “Pay Per Click” che è a pagamento. In pratica si tratta di acquistare delle parole chiave che sono in linea con l’attività della nostra azienda: nel momento in cui un utente fa una ricerca inserendo quelle determinate keywords, il nostro sito compare nelle primissime posizioni con la dicitura link sponsorizzato.

Ma esistono anche degli accorgimenti gratuiti da porre in essere che aiutano il sito a posizionarsi bene. E sono:
– Ottimizzazione On Page: in pratica si tratta di manipolare il contenuto delle pagine per renderle appetibili ai motori di ricerca. In particolare, si agisce molto sui meta tag che sono quelle tre voci (title, description e keywords) che sono inglobate nel codice html e non compaiono direttamente sul sito ma sono la didascalia di accompagnamento del sito nella pagina dei risultati di ricerca di Google;
– Fattori Off Page: questa voce si compone soprattutto di quelli che potremmo definire “rapporti esterni”. Più il nostro sito è linkato su altri siti (la cosiddetta link popularity) e più il ranking – ossia il punteggio che Google assegna al nostro sito in base alla pertinenza – aumenta. Se i siti sui quali è presente il nostro link sono considerati autorevoli da Google, anche in questo caso ne beneficia il nostro ranking. Infine, se il nostro sito possiede dei profili sui principali social network ed è attivo su Google+, allora acquisterà autorevolezza anche agli occhi di BigG
– lnfrastruttura Tecnica: in quest’area ricade, ad esempio, l’utilizzo di landing page che sarebbe una sorta di pagina di atterraggio a cui arriva l’utente tramite banner, popup, call to action e simili. 

E’ importante ricordare che l’ottimizzazione di un sito è un lavoro a tempo pieno che richiede non solo approfondite conoscenze della materia ma anche un costante impegno perchè non appena si è raggiunta la prima pagina dei risultati per una determinata keyword è proprio in quel momento che il tuo concorrente ti batte sul tempo e ti scalza dalla prima posizione. Proprio per questo motivo, il più delle volte è sconsigliato ricorrere al fai da te ma è preferibile rivolgersi a società specializzate che siano in grado di assicurare un ottimale posizionamento del sito sul web e garantire l’azienda di essere primi su Google.

La web reputation è una cosa seria ed è diventata ormai il vero biglietto da visita dell’azienda agli occhi dei possibili clienti che utilizzano proprio il web come prima fonte di informazione sulle aziende e sui prodotti di loro interesse. Non vale forse quindi la pena investire su quest’attività per essere sicuri del ritorno?

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