Rifrattometro per la produzione di miele

AM&C Italy: la risposta alle tue esigenze

Automazioni Misure & Controlli è un’azienda che si occupa della creazione e della produzione di strumenti ideati per effettuare una grande varietà di misurazioni.
AM&C realizza strumenti per misurare la pressione, l’umidità, la temperatura, la concentrazione zuccherina, e altre variabili ambientali come la velocità dell’aria, l’intensità luminosa e la concentrazione di anidride carbonica e monossido di carbonio.
L’azienda viene fondata nel 2006 da Alessandro Procoli e si configura come un progetto diventato realtà, dopo numerosi anni di esperienza nel settore della strumentazione industriale in Italia e all’estero.

AM&C è un’azienda guidata da un preciso obiettivo: riuscire a supportare i propri clienti consigliando loro gli strumenti più adatti ed efficaci per effettuare ogni tipo di misurazione.
I tecnici specializzati di Automazioni Misure & Controlli sono a tua disposizione per risolvere qualsiasi problematica concernente il monitoraggio e la misurazione delle variabili ambientali.
Se desideri approfondire la tua conoscenza di AM&C o sei curioso di scoprire la grande varietà di prodotti venduti dall’azienda puoi contattare l’azienda per una consulenza personalizzata e l’identificazione dello strumento professionale adatto alle tue esigenze.

I rifrattometri ottici: cosa sono e a cosa servono

L’azienda AM&C realizza e vende rifrattometri ottici, strumenti utili ad effettuare la misura della concentrazione zuccherina di una soluzione. AM&C produce diversi modelli di rifrattometri ottici dal momento che questi strumenti possono differenziarsi in base a tre diversi criteri: scala di misura, range di misura e principale utilizzo del rifrattometro.

I rifrattometri contengono un prisma attraverso il quale la luce viene rifratta. La rifrazione dipende dal tipo di sostanza attraversata dalla luce e dalla sua concentrazione in una soluzione acquosa.

Le scale di misura utilizzate sono varie: la concentrazione dello zucchero viene misurata in gradi brix, per la produzione del vino si utilizzano i gradi oeschle e babo e per la densità del miele i gradi baumè.

Rifrattometro ottico per miele

Sei alla ricerca di un rifrattometro per miele? Allora i prodotti AM&C potrebbero fare al caso tuo.  Azienda altamente specializzata nella produzione di rifrattometri ottici per miele, strumenti il cui utilizzo è di estrema importanza nel mondo dell’apicoltura.

Il rifrattometro per miele viene utilizzato per determinare il momento in cui è possibile rimuovere i melari dai nidi, una procedura che può essere effettuata soltanto quando il miele ha raggiunto un buon grado zuccherino ed un grado di umidità basso.

Esiste inoltre una precisa legislazione in materia di apicoltura: l’umidità del miele non deve superare il 21% ed è per questo motivo che gli apicoltori cercano di mantenere i livelli di umidità ad una percentuale del 18%. Il miele è capace di assorbire grandi quantità di umidità, la quale provoca un abbassamento della sua qualità e in alcuni casi il manifestarsi della fermentazione.

Gli apicoltori adoperano anche un altro strumento di cui l’azienda AM&C è produttrice: il mielometro. Il mielometro è un particolare rifrattometro utilizzato per valutare la maturità del miele e viene perciò adoperato dagli apicoltori durante la fase di stoccaggio di questo prodotto.

L’azienda Automazioni Misure & Controlli produce una serie di rifrattometri per miele estremamente validi, resistenti e duraturi. Alcune opzioni interessanti potrebbero essere le seguenti:

Rifrattometro per marmellate, miele e sciroppi 0-90% Brix con ATC serie AM101ATC: questo rifrattometro viene utilizzato per misurare la concentrazione di zuccheri presenti nel miele, marmellate, sciroppi, mosti concentrati, gelati e nello zucchero liquido. È dunque un rifrattometro multifunzionale ed utilizzabile per elevate concentrazioni zuccherine;
Rifrattometro per miele, mielometro serie AM109ATC: questo mielometro viene utilizzato per effettuare la misura della concentrazione zuccherina del miele, della sua densità e della sua umidità.
Rifrattometro ottico per birra

I rifrattometri ottici prevedono una vasta gamma di applicazioni.
Alcuni modelli di questi strumenti sono ideati in modo specifico per la produzione della birra poiché servono a stimare la misura della concentrazione zuccherina del mosto di questo prodotto.

Utilizzando i rifrattometri per birra è possibile decidere quando effettuare il risciacquo delle trebbie durante lo sparging (tecnica utilizzata durante la filtrazione del mosto per recuperare gli zuccheri fermentabili).

Rifrattometro ottico per vino

Oltre ai rifrattometri per birra e ai rifrattometri per miele esistono anche dei tipi di rifrattometri ottici ideati per la produzione di vino.

Attraverso l’utilizzo di questo strumento è possibile individuare il grado di maturazione dell’uva e dunque decidere quando effettuare la vendemmia. I rifrattometri ottici per vino possono essere adoperati sia per stimare il grado alcolico del vino dopo la fermentazione che per determinare il grado zuccherino del mosto d’uva.

AM&C propone una serie di rifrattometri per uva che si prospettano come strumenti all’avanguardia. Ne è un esempio il rifrattometro per uva Scala 0-32% Brix con ATC serie AM105, utilizzabile non soltanto per la misura della concentrazione zuccherina di uva, vino e mosto di birra, ma anche per misurare il contenuto zuccherino di kiwi e melone.

Sono numerosi i rifrattometri ottici che possono essere utilizzati nell’agricoltura per poter determinare il tempo di raccolta di frutti come il kiwi e il melone. Nel caso in cui tu sia interessato a questi tipi di utilizzi ti consigliamo l’acquisto di un rifrattometro con un range di 0-32% brix.

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Manometro Inox funzioni e indicazioni d’uso

Adatto ad una moltitudine di contesti industriali, il manometro tradizionale offre un’alternativa di supporto molto valida, soprattutto nell’ambito della misurazione di fluidi utilizzati nei vari campi del settore manifatturiero. Quello costituito interamente in acciaio inox, quindi conforme alla normativa europea EN 837-1 rappresenta la soluzione ideale per un utilizzo prolungato di una delle strumentazioni più precise e funzionali attualmente disponibili in commercio.

Caratteristiche principali dei manometri inox

Il manometro inox viene adoperato per misurare la pressione di gas o altri tipi di liquidi corrosivi che potrebbero invalidare la struttura dello strumento stesso. Al fine di semplificare le mansioni quotidiane svolte in ambito professionale, sono sempre più numerose le aziende produttrici che preferiscono utilizzare l’acciaio inox per costruire uno strumento tanto utile, quanto delicato ed importante sotto tutti i punti di vista. Un normale manometro costruito in acciaio inox possiede, infatti, delle caratteristiche che si possono accomunare a quelle insite a tutti gli altri misuratori di pressione, con una differenza sostanziale insita nella modalità d’impiego del medesimo. Tra le caratteristiche costruttive generali, invece, si sottolineano quelle relative ai diversi campi di misura che prendono in esame serie unificate oscillanti tra gli 0:0,6 ai 0-4000 bar.

Modalità e destinazioni d’uso

Data la sua forte struttura metallica, il manometro inox può essere impiegato per la misurazione della pressione di liquidi pericolosi, altamente corrosivi e che richiedono maggiore attenzione durante la normale manodopera in azienda. Quando gli esperti si accingono a misurare la pressione di certi tipi di liquidi, soprattutto in presenza di vapori aggressivi, l’utilizzo di un manometro che sia diverso da quello tradizionale può fare la differenza. Per tale ragione, la stragrande maggioranza degli strumenti in acciaio vengono impiegati come strumentazione di base nella realizzazione e nella manutenzione ordinaria di impianti chimici e petrolchimici, nell’industria alimentare, negli impianti di estrazione in mare aperto, nei siti di lavorazione di carburanti fossili e, infine, negli impianti che richiedono l’impiego di fonti rinnovabili ed energie alternative per salvaguardare un maggiore rispetto dell’ambiente.

L’utilizzo dei manometri inox in ambito sanitario

Il classico manometro inox può essere impiegato, come affermato, in una moltitudine di contesti industriali, anche se trova un suo pieno punto d’approdo nel settore chimico e petrolchimico. Talvolta esiste la possibilità che questo venga impiagato anche in altri campi, come ad esempio quello alimentare, dove la misurazione della pressione di un fluido può rivelarsi utile soprattutto durante la fase di produzione e progettazione dei materiali sanitari. In questo caso, il manometro appare assai simile a quello tradizionale, ma presenta delle caratteristiche costruttive che lo rendono ideale da adoperare in una svariata gamma di settori. L’elemento manometrico Bourdon, ad esempio, non può essere impiegato in qualsiasi contesto a causa della possibile proliferazione batterica che può innescarsi da un momento all’altro in occasione di scarse condizioni igieniche. Per tutelare un corretto ordine sanitario nell’ambito manifatturiero, il manometro inox viene in questo caso dotato di un separatore a membrana capace di garantire una perfetta pulizia.

Tecniche di realizzazione di un manometro inox tradizionale

Le aziende produttrici di manometri costruiti interamente in acciaio inox progettano quotidianamente strumenti di questo tipo, dando molta importanza alla fase progettuale dei medesimi. La stragrande maggioranza delle strumentazioni usate per la misurazione della pressione viene infatti realizzata mediante l’impiego di custodie a tenuta stagna che garantiscono il massimo dell’efficienza e della resistenza all’usura. Solamente grazie all’intero elemento monometrico in acciaio, lo strumento permette di misurare la pressione di ogni tipo di fluido, facendo affidamento al rispetto di parametri di grandissima precisione.

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Antiquariato del ‘500

Nella storia del mobile, il periodo Rinascimentale rappresenta una svolta rispetto al modo di arredare tipico della mentalità medievale. I mobili medievali, infatti, erano “polifunzionali”: avevano, cioè, utilizzi molteplici a seconda delle esigenze e delle stanze in cui venivano collocati.

Nel Quattrocento, invece, l’arredamento si evolve per la prima volta verso una specificità delle caratteristiche, della forma e della destinazione d’uso di ogni singolo mobile. Questa innovazione vede la luce inizialmente a Firenze, dove vengono poste le basi per i successivi sviluppi che porteranno ad un affinamento dello stile rinascimentale in terra italiana e soprattutto francese. In questo periodo, il materiale maggiormente impiegato nella costruzione dei mobili è il massello di noce: i colori e le forme sono però molto condizionate dalle naturali modalità di sviluppo degli alberi. All’epoca, infatti, il legname non aveva ancora raggiunto gli odierni livelli di sfruttamento, per cui gli arbusti avevano la possibilità di crescere e di espandersi, soprattutto nel tronco, il quale arrivava a raggiungere un diametro di oltre un metro. Ciò influenzava anche la colorazione del legno, che tendeva solitamente al bordeaux o al marrone molto scuro. Per assemblare le varie parti del mobile, l’artigiano si avvaleva di chiodi di ferro oppure di sistemi ad incastro. Non veniva ancora utilizzato alcun tipo di collante: chiodi e incastri servivano anche ad unire le parti dei cassetti o le lunghe assi degli elementi contenitori.
Gli strumenti per la lavorazione del legno erano pochi e ancora rudimentali: la prima fase prevedeva l’utilizzo della sega, tramite la quale si otteneva un risultato molto grossolano. Per rifinire, eliminando irregolarità e difetti, l’artigiano usava un attrezzo chiamato “sgrossino”, molto simile alla pialla. Seguiva un trattamento chiamato “carteggiamento”, per il quale si utilizzava un pezzetto di vetro.

Intagli e decorazioni venivano realizzati con un “tornio a pedale” e con vari strumenti manuali. Gli intagli erano solitamente di due tipi: a “mezzo rilievo” e a “tutto tondo”; ma per ottenere decori dalla foggia particolare e fantasiosa si utilizzava soprattutto la tecnica dell’intarsio, che si esprimeva con elementi pittorici floreali o zoomorfi, figure geometriche oppure caselle applicate con piccoli chiodi o con battitura “a secco”. Un’altra tecnica molto raffinata per decorare le superfici era la cosiddetta “radicatura” che consisteva nel rivestire il mobile o parte di esso con spessi pannelli di radica. Per impreziosire ulteriormente la finitura, infine, era molto in voga la “doratura”, che si otteneva stendendo la foglia d’oro su un fondo di gesso. Il mobile veniva poi lucidato stendendo più “mani” di cera d’api.

Fra i mobili maggiormente richiesti c’erano le cassapanche e i cassoni per riporre biancheria e indumenti che avevano solitamente la forma di un sarcofago come si usava già ai tempi dell’antica Roma: potevano essere realizzati in massello di quercia o di noce, che spesso veniva scavato per ottenere curve ed effetti bombati. Oltre a questi, c’era anche un particolare tipo di cassone chiamato “alla certosina” dall’elegante decorazione ad intarsi in avorio e madreperla, e le cui parti venivano assemblate tramite incastri “a coda di rondine”. La temperie rinascimentale nota come “Renaissance”, che fiorì in ambiente francese, diffuse il gusto per i mobili impreziositi da decori ispirati alla natura e al mito. Inizialmente questi motivi erano realizzati con la pittura e la doratura; con il tempo, queste tecniche furono sostituite da elaborate sculture ad altorilievo. Il Rinascimento vede anche l’affermarsi, un po’ in tutte le abitazioni di lusso, della sala da pranzo diventata poi un classico della cultura occidentale, ovvero quella in cui il fulcro è un grande tavolo circondato da sedie, spesso caratterizzate da un alto schienale.

Nelle epoche precedenti, il tavolo era una struttura mobile costituita da un piano appoggiato su cavalletti; nel periodo Rinascimentale, esso diventa un mobile “fisso” formato da u ripiano lungo e stretto e da grosse gambe fra le quali corrono traverse con funzione di poggiapiedi. Si tratta del cosiddetto “fratino”, tavolo in uso ancor oggi e considerato un classico dell’arredamento conviviale e da ricevimento. Talvolta, soprattutto nel tardo Rinascimento, questo tavolo si fregia di un ripiano in marmo; la struttura invece è interamente realizzata in noce. Le sedie più diffuse sono le “bergamasche”, semplici e robuste. Nella zona notte, lo stile rinascimentale francese impone il gusto per i letti lignei di linea sobria ed essenziale, in cui a volte possono aggiungersi delle colonnine scolpite con fiori o foglie: qui, il lusso è soprattutto nelle stoffe di rivestimento, realizzate in tessuti ricercati e dai ricami preziosi. Con il tempo, però, le decorazioni acquistano sempre maggiore importanza, per diventare dopo la metà del Cinquecento uno degli elementi più importanti nei criteri di scelta di un mobile. A seconda delle località, si affermano motivi ornamentali differenti: in Sicilia, ad esempio, i mobili vengono decorati con disegni tipici dell’architettura moresca, mentre in Francia vengono privilegiati i motivi a foglie e fiori con dettagli zoomorfi ( come i piedi dalla tipica forma leonina). All’epoca, il sistema più utilizzato per lucidare questi mobili e mantenerne a lungo brillantezza e bellezza era la cera d’api: oggi, per poter lucidare al meglio un mobile antico, si fa ricorso a tecniche differenti che prevedono, oltre alla lucidatura con cera d’api, anche quella con gommalacca. E’ un tipo di finitura che viene eseguita interamente a mano e che perciò richiede pazienza, perizia e attenzione: prima di procedere a questa operazione, però, è necessario levigare la superficie con carta vetrata a grana decrescente. Si procede poi alla “pomiciatura” per otturare i pori e, infine, si stende una soluzione di alcool e gommalacca con l’aiuto di un tampone. Ciò servirà ad assicurare al mobile una protezione duratura ed una grande lucentezza. Dopo qualche giorno, la stessa superficie può essere trattata con cera d’api per un risultato ancora più soddisfacente.

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