Manometro Inox funzioni e indicazioni d’uso

Adatto ad una moltitudine di contesti industriali, il manometro tradizionale offre un’alternativa di supporto molto valida, soprattutto nell’ambito della misurazione di fluidi utilizzati nei vari campi del settore manifatturiero. Quello costituito interamente in acciaio inox, quindi conforme alla normativa europea EN 837-1 rappresenta la soluzione ideale per un utilizzo prolungato di una delle strumentazioni più precise e funzionali attualmente disponibili in commercio.

Caratteristiche principali dei manometri inox

Il manometro inox viene adoperato per misurare la pressione di gas o altri tipi di liquidi corrosivi che potrebbero invalidare la struttura dello strumento stesso. Al fine di semplificare le mansioni quotidiane svolte in ambito professionale, sono sempre più numerose le aziende produttrici che preferiscono utilizzare l’acciaio inox per costruire uno strumento tanto utile, quanto delicato ed importante sotto tutti i punti di vista. Un normale manometro costruito in acciaio inox possiede, infatti, delle caratteristiche che si possono accomunare a quelle insite a tutti gli altri misuratori di pressione, con una differenza sostanziale insita nella modalità d’impiego del medesimo. Tra le caratteristiche costruttive generali, invece, si sottolineano quelle relative ai diversi campi di misura che prendono in esame serie unificate oscillanti tra gli 0:0,6 ai 0-4000 bar.

Modalità e destinazioni d’uso

Data la sua forte struttura metallica, il manometro inox può essere impiegato per la misurazione della pressione di liquidi pericolosi, altamente corrosivi e che richiedono maggiore attenzione durante la normale manodopera in azienda. Quando gli esperti si accingono a misurare la pressione di certi tipi di liquidi, soprattutto in presenza di vapori aggressivi, l’utilizzo di un manometro che sia diverso da quello tradizionale può fare la differenza. Per tale ragione, la stragrande maggioranza degli strumenti in acciaio vengono impiegati come strumentazione di base nella realizzazione e nella manutenzione ordinaria di impianti chimici e petrolchimici, nell’industria alimentare, negli impianti di estrazione in mare aperto, nei siti di lavorazione di carburanti fossili e, infine, negli impianti che richiedono l’impiego di fonti rinnovabili ed energie alternative per salvaguardare un maggiore rispetto dell’ambiente.

L’utilizzo dei manometri inox in ambito sanitario

Il classico manometro inox può essere impiegato, come affermato, in una moltitudine di contesti industriali, anche se trova un suo pieno punto d’approdo nel settore chimico e petrolchimico. Talvolta esiste la possibilità che questo venga impiagato anche in altri campi, come ad esempio quello alimentare, dove la misurazione della pressione di un fluido può rivelarsi utile soprattutto durante la fase di produzione e progettazione dei materiali sanitari. In questo caso, il manometro appare assai simile a quello tradizionale, ma presenta delle caratteristiche costruttive che lo rendono ideale da adoperare in una svariata gamma di settori. L’elemento manometrico Bourdon, ad esempio, non può essere impiegato in qualsiasi contesto a causa della possibile proliferazione batterica che può innescarsi da un momento all’altro in occasione di scarse condizioni igieniche. Per tutelare un corretto ordine sanitario nell’ambito manifatturiero, il manometro inox viene in questo caso dotato di un separatore a membrana capace di garantire una perfetta pulizia.

Tecniche di realizzazione di un manometro inox tradizionale

Le aziende produttrici di manometri costruiti interamente in acciaio inox progettano quotidianamente strumenti di questo tipo, dando molta importanza alla fase progettuale dei medesimi. La stragrande maggioranza delle strumentazioni usate per la misurazione della pressione viene infatti realizzata mediante l’impiego di custodie a tenuta stagna che garantiscono il massimo dell’efficienza e della resistenza all’usura. Solamente grazie all’intero elemento monometrico in acciaio, lo strumento permette di misurare la pressione di ogni tipo di fluido, facendo affidamento al rispetto di parametri di grandissima precisione.

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Antiquariato del ‘500

Nella storia del mobile, il periodo Rinascimentale rappresenta una svolta rispetto al modo di arredare tipico della mentalità medievale. I mobili medievali, infatti, erano “polifunzionali”: avevano, cioè, utilizzi molteplici a seconda delle esigenze e delle stanze in cui venivano collocati.

Nel Quattrocento, invece, l’arredamento si evolve per la prima volta verso una specificità delle caratteristiche, della forma e della destinazione d’uso di ogni singolo mobile. Questa innovazione vede la luce inizialmente a Firenze, dove vengono poste le basi per i successivi sviluppi che porteranno ad un affinamento dello stile rinascimentale in terra italiana e soprattutto francese. In questo periodo, il materiale maggiormente impiegato nella costruzione dei mobili è il massello di noce: i colori e le forme sono però molto condizionate dalle naturali modalità di sviluppo degli alberi. All’epoca, infatti, il legname non aveva ancora raggiunto gli odierni livelli di sfruttamento, per cui gli arbusti avevano la possibilità di crescere e di espandersi, soprattutto nel tronco, il quale arrivava a raggiungere un diametro di oltre un metro. Ciò influenzava anche la colorazione del legno, che tendeva solitamente al bordeaux o al marrone molto scuro. Per assemblare le varie parti del mobile, l’artigiano si avvaleva di chiodi di ferro oppure di sistemi ad incastro. Non veniva ancora utilizzato alcun tipo di collante: chiodi e incastri servivano anche ad unire le parti dei cassetti o le lunghe assi degli elementi contenitori.
Gli strumenti per la lavorazione del legno erano pochi e ancora rudimentali: la prima fase prevedeva l’utilizzo della sega, tramite la quale si otteneva un risultato molto grossolano. Per rifinire, eliminando irregolarità e difetti, l’artigiano usava un attrezzo chiamato “sgrossino”, molto simile alla pialla. Seguiva un trattamento chiamato “carteggiamento”, per il quale si utilizzava un pezzetto di vetro.

Intagli e decorazioni venivano realizzati con un “tornio a pedale” e con vari strumenti manuali. Gli intagli erano solitamente di due tipi: a “mezzo rilievo” e a “tutto tondo”; ma per ottenere decori dalla foggia particolare e fantasiosa si utilizzava soprattutto la tecnica dell’intarsio, che si esprimeva con elementi pittorici floreali o zoomorfi, figure geometriche oppure caselle applicate con piccoli chiodi o con battitura “a secco”. Un’altra tecnica molto raffinata per decorare le superfici era la cosiddetta “radicatura” che consisteva nel rivestire il mobile o parte di esso con spessi pannelli di radica. Per impreziosire ulteriormente la finitura, infine, era molto in voga la “doratura”, che si otteneva stendendo la foglia d’oro su un fondo di gesso. Il mobile veniva poi lucidato stendendo più “mani” di cera d’api.

Fra i mobili maggiormente richiesti c’erano le cassapanche e i cassoni per riporre biancheria e indumenti che avevano solitamente la forma di un sarcofago come si usava già ai tempi dell’antica Roma: potevano essere realizzati in massello di quercia o di noce, che spesso veniva scavato per ottenere curve ed effetti bombati. Oltre a questi, c’era anche un particolare tipo di cassone chiamato “alla certosina” dall’elegante decorazione ad intarsi in avorio e madreperla, e le cui parti venivano assemblate tramite incastri “a coda di rondine”. La temperie rinascimentale nota come “Renaissance”, che fiorì in ambiente francese, diffuse il gusto per i mobili impreziositi da decori ispirati alla natura e al mito. Inizialmente questi motivi erano realizzati con la pittura e la doratura; con il tempo, queste tecniche furono sostituite da elaborate sculture ad altorilievo. Il Rinascimento vede anche l’affermarsi, un po’ in tutte le abitazioni di lusso, della sala da pranzo diventata poi un classico della cultura occidentale, ovvero quella in cui il fulcro è un grande tavolo circondato da sedie, spesso caratterizzate da un alto schienale.

Nelle epoche precedenti, il tavolo era una struttura mobile costituita da un piano appoggiato su cavalletti; nel periodo Rinascimentale, esso diventa un mobile “fisso” formato da u ripiano lungo e stretto e da grosse gambe fra le quali corrono traverse con funzione di poggiapiedi. Si tratta del cosiddetto “fratino”, tavolo in uso ancor oggi e considerato un classico dell’arredamento conviviale e da ricevimento. Talvolta, soprattutto nel tardo Rinascimento, questo tavolo si fregia di un ripiano in marmo; la struttura invece è interamente realizzata in noce. Le sedie più diffuse sono le “bergamasche”, semplici e robuste. Nella zona notte, lo stile rinascimentale francese impone il gusto per i letti lignei di linea sobria ed essenziale, in cui a volte possono aggiungersi delle colonnine scolpite con fiori o foglie: qui, il lusso è soprattutto nelle stoffe di rivestimento, realizzate in tessuti ricercati e dai ricami preziosi. Con il tempo, però, le decorazioni acquistano sempre maggiore importanza, per diventare dopo la metà del Cinquecento uno degli elementi più importanti nei criteri di scelta di un mobile. A seconda delle località, si affermano motivi ornamentali differenti: in Sicilia, ad esempio, i mobili vengono decorati con disegni tipici dell’architettura moresca, mentre in Francia vengono privilegiati i motivi a foglie e fiori con dettagli zoomorfi ( come i piedi dalla tipica forma leonina). All’epoca, il sistema più utilizzato per lucidare questi mobili e mantenerne a lungo brillantezza e bellezza era la cera d’api: oggi, per poter lucidare al meglio un mobile antico, si fa ricorso a tecniche differenti che prevedono, oltre alla lucidatura con cera d’api, anche quella con gommalacca. E’ un tipo di finitura che viene eseguita interamente a mano e che perciò richiede pazienza, perizia e attenzione: prima di procedere a questa operazione, però, è necessario levigare la superficie con carta vetrata a grana decrescente. Si procede poi alla “pomiciatura” per otturare i pori e, infine, si stende una soluzione di alcool e gommalacca con l’aiuto di un tampone. Ciò servirà ad assicurare al mobile una protezione duratura ed una grande lucentezza. Dopo qualche giorno, la stessa superficie può essere trattata con cera d’api per un risultato ancora più soddisfacente.

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